La notizia della chiusura di Ubisoft Halifax ha colpito duramente il settore videoludico internazionale, riaccendendo il dibattito sullo stato di salute dell’industria e sulle condizioni di lavoro degli sviluppatori. Lo studio canadese, con sede in Nuova Scozia, ha cessato ufficialmente le attività all’inizio del 2026, mettendo fine a una storia durata oltre dieci anni. La decisione è stata annunciata dalla casa madre, Ubisoft, che ha confermato il licenziamento di circa 70 dipendenti. Secondo quanto comunicato dall’azienda, la chiusura rientra in un piano più ampio di ristrutturazione globale, pensato per ridurre i costi operativi e concentrare le risorse su progetti ritenuti più sostenibili nel lungo periodo.
Ubisoft Halifax nasceva originariamente come Longtail Studios nel 2010, per poi essere acquisita da Ubisoft nel 2015. Nel corso degli anni lo studio si era specializzato soprattutto nello sviluppo di videogiochi mobile, contribuendo a titoli legati a franchise di enorme successo e lavorando in supporto ad altri team interni. Il progetto più noto resta Assassin’s Creed Rebellion, che per diverso tempo ha rappresentato uno dei pilastri mobile del marchio.
Tuttavia, il mercato dei videogiochi per smartphone ha subito negli ultimi anni un rallentamento significativo, con costi di sviluppo sempre più alti e una competizione feroce. Proprio il calo delle entrate generate dai titoli mobile è indicato come una delle cause principali che avrebbero portato alla decisione di chiudere lo studio di Halifax.
A rendere la vicenda ancora più delicata è la tempistica della chiusura. Pochi giorni prima dell’annuncio ufficiale, i lavoratori dello studio avevano completato con successo il processo di sindacalizzazione, dando vita al primo sindacato nordamericano interno a Ubisoft. Un evento storico per l’industria, che ha inevitabilmente sollevato interrogativi e polemiche.
Ubisoft ha negato qualsiasi collegamento tra la sindacalizzazione e la chiusura dello studio, affermando che la decisione era stata presa da tempo e che l’azienda continua a rispettare il diritto dei dipendenti a organizzarsi. Allo stesso tempo, la compagnia ha promesso indennità di licenziamento e supporto alla ricollocazione professionale per i lavoratori coinvolti.
Nonostante le rassicurazioni ufficiali, la chiusura di Ubisoft Halifax viene vista da molti come un segnale preoccupante. È l’ennesima dimostrazione di un’industria che, dopo anni di crescita, sta attraversando una fase di profonda trasformazione, fatta di tagli, fusioni e ridimensionamenti.
Con la fine dello studio di Halifax, Ubisoft perde non solo una sede produttiva, ma anche un gruppo di professionisti che ha contribuito in modo concreto all’espansione dei suoi universi narrativi. Per il mondo dei videogiochi, invece, si tratta di un’altra ferita aperta.
