Negli ultimi giorni il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti ha trovato un’eco inattesa anche nel mondo dei videogiochi, dando origine a una polemica che sta facendo discutere analisti, sviluppatori e appassionati. Alcuni video diffusi sui social media legati alla comunicazione politica americana hanno infatti utilizzato un linguaggio visivo molto simile a quello dei videogame d’azione, mescolando immagini reali dei bombardamenti con riferimenti presi dalla cultura videoludica. In uno dei filmati più commentati compare perfino una citazione diventata iconica tra i giocatori: la frase pronunciata dal personaggio CJ nel celebre videogioco Grand Theft Auto: San Andreas, “Ah shit, here we go again”, utilizzata come introduzione alle immagini del conflitto. La scelta comunicativa ha generato una forte reazione da parte di giornalisti e commentatori, che hanno accusato i responsabili della campagna mediatica di trasformare una guerra reale in una sorta di spettacolo digitale. Secondo diversi osservatori, utilizzare riferimenti tipici dei videogiochi per raccontare un’operazione militare rischia di rendere la guerra più simile a una missione virtuale che a una tragedia reale, in cui civili e soldati perdono la vita. Parallelamente si è verificato un altro fenomeno che dimostra quanto il confine tra realtà e simulazione sia diventato sottile. Sui social network stanno infatti circolando numerosi video che pretendono di mostrare combattimenti avvenuti in Medio Oriente, ma che in realtà provengono da videogiochi o simulatori militari. In alcuni casi si tratta di sequenze tratte da titoli noti per il loro realismo grafico, che hanno ingannato molti utenti convincendoli di trovarsi di fronte a riprese autentiche. Alcuni sviluppatori sono stati costretti a intervenire pubblicamente per chiarire che quelle immagini appartenevano a prodotti videoludici e non a eventi reali.
Questo episodio ha riacceso il dibattito su quello che diversi studiosi definiscono ormai “gamification della guerra”, ovvero la tendenza a raccontare i conflitti attraverso estetiche e linguaggi presi dall’intrattenimento digitale. Con la grafica dei videogiochi sempre più vicina alla realtà e con la diffusione rapidissima delle immagini sui social media, distinguere tra simulazione e cronaca sta diventando sempre più difficile. Proprio per questo molti esperti di comunicazione invitano a una maggiore responsabilità nell’uso di immagini e riferimenti culturali quando si parla di conflitti armati, per evitare che la percezione della guerra venga trasformata in qualcosa che ricorda più un videogioco che un dramma umano reale.
