Il sipario sulla saga di Stranger Things si è ufficialmente chiuso il 31 dicembre 2025 con l’episodio finale “Chapter Eight: The Rightside Up”, un capitolo di oltre due ore che ha segnato la conclusione definitiva di una delle serie più amate dell’ultimo decennio. Quello che è cominciato nel 2016 come un omaggio agli anni Ottanta, tra misteri, spettri e ironia adolescenziale, si è trasformato col tempo in una narrazione corale matura, capace di intrecciare emozioni, mitologia e riferimenti culturali. Nel finale, il gruppo di amici combatte l’ultima battaglia contro Vecna e tenta di distruggere l’Upside Down, l’altra dimensione che ha minacciato Hawkins per cinque stagioni. Il titolo dell’ultimo episodio, The Rightside Up, è un chiaro gioco di parole con The Upside Down — il nome dell’oscura dimensione parallela — e riassume perfettamente la volontà dei creatori di capovolgere il destino dei protagonisti, portandoli da spettatori passivi a veri artefici del proprio futuro. Una delle scene più potenti è la cerimonia di diploma alla Hawkins High, dove Dustin Henderson, interpretato da Gaten Matarazzo, tiene un discorso commovente che parla di perdita, amicizia e futuro. Il giovane protagonista riflette sul passato e sul senso di crescita, rendendo omaggio anche al compagno Eddie Munson, figura tragica ma amatissima dal pubblico. Uno degli aspetti più discussi dagli spettatori riguarda la sorte di Eleven. Nell’epilogo la giovane eroe sembra sacrificarsi per salvare Hawkins e distruggere il wormhole, ma una scena successiva suggerisce che non è detto che sia veramente morta. I fratelli Duffer, nel documentario dietro le quinte One Last Adventure, hanno confermato che l’ambiguità è voluta, per lasciare spazio all’immaginazione dei fan. Una curiosità interessante riguarda la colonna sonora dell’ultimo episodio: i produttori sono riusciti a ottenere i diritti di due iconiche canzoni di Prince — “Purple Rain” e “When Doves Cry” — per sottolineare momenti cruciali della storia, un’impresa rara e significativa per una serie TV.

Come succedeva anche negli episodi precedenti, il finale è pieno di Easter egg e riferimenti: Montauk, il nome che doveva essere originale per la serie, torna in una scena dialogica e richiama le radici della storia; il numero 1106 sulla divisa di Henry Creel (Vecna) è un omaggio alla data del rapimento di Will Byers nella prima stagione, una sorta di ciclicità interna che lega passato e presente. Inoltre piccoli dettagli visivi e simbolici — come il braccialetto di Hopper o i riferimenti a eventi minori delle stagioni precedenti — confermano quanto la serie sia stata costruita come un’opera coerente e stratificata, offrendo ai fan attenti piccoli premi per la loro dedizione. Nonostante il grande amore dei fan, non sono mancate anche critiche e controversie online sul finale stesso, con discussioni accese sulla gestione di alcune storyline e su certi sviluppi narrativi. Teorie come quella chiamata ConformityGate evidenziano come Stranger Things abbia stimolato non solo emozioni, ma anche dibattito culturale tra gli spettatori più appassionati.

Netflix ha confermato l’uscita del documentario One Last Adventure che accompagnerà i fan in un viaggio dietro le quinte della produzione dell’ultimo capitolo e racconterà il processo creativo. I Duffer hanno parlato di ispirazioni, sfide e scelte narrative, svelando quanto fosse importante per loro chiudere Stranger Things con un epilogo sentito, emotivo e rispettoso della storia e dei personaggi.
